Origini del tema "il Fiume"
Gianni Brusamolino

 

 

Dopo una prima parentesi di oltre quattro anni in Francia, al mio rientro a Milano alla fine del 1959 ritrovo un ambiente culturale nel quale si affacciano nuovi interessi e nuove estetiche.

Nel grande studio di Via Borromei che dividevo con Paolo Schiavocampo, diventato un fecondo punto di incontro con un folto gruppo di artisti, tra i quali Carlo Nangeroni, Adolfo Saporetti, Nanni Valentini, Miro Cusumano, Pino Spagnulo, Umberto Milani, impegnati nell'analisi delle nuove tendenze portate da lontani echi internazionali e nella messa a punto di propri codici linguistici, prende corpo nel mio pensiero l'idea di una serie di lievitanti tematiche nuove. Lo studio della forma, ed il conseguente raggiungimento di un chiaro e duttile linguaggio formale che porta a compimento l'espressione configurantesi nell'unità forma-spazio-colore, mi consentì di rompere l'equilibrio di questo spazio formale e di porre in crisi l'acquisito.

Uno dei primi temi in cui i dati espressivi e formali mi aprono lo spazio per una speculazione artistica e culturale ed un filosofare sui significati del tema e del linguaggio con cui affrontarlo, è quello del “Fiume” un tempo connesso alle memorie della mia infanzia, ma che qui prende un significato metaforico profondo e universale: il paesaggio di terra e di acqua non ha alcuna connotazione realistica, ma diventa una striscia chiara su fondo scuro che unisce la metà inferiore alla metà superiore della tela inquisita, oppure più strisce sovrapposte in cui la stratificazione materica suggerisce l'idea terra-acqua-grano-erba.

Il termine stesso di “fiume” è il pretesto per un reale significato emblematico in quanto rispecchia la conflittualità umana, e il fiume, nel suo scorrere attraverso una molteplice varietà di percorsi, straripando talvolta dagli argini, è inteso come emblema della natura umana che, nel suo scorrere attraverso alterne vicende, viene modellata, accompagnata, oppure travolta dagli avvenimenti (Quando l'acqua ci invade). Il fiume, immagine mutevole della natura, emblematizza qui anche l'immagine mutevole nell'iter esistenziale dell'uomo.

Sulla base di questi due elementi si fonda l'enunciato sul quale agisco col segno-simbolo della pittura: se l'elemento liquido si configura come scorrimento del flusso vitale, i sassi e le rocce sono la materia compatta modellata da questo scorrere e quindi vivificata da questa linfa vitale incarnata dal fiume. Il quadro si presenta ora con blocchi di massi o pietre del fiume strutturati in modo da fornire l'idea di immagini umane che, nella contestualità dell'opera, si devono leggere nella caratteristica di blocchi più o meno ruvidi con fori o erosioni dislocati in più punti dell'immagine e causati dallo scorrimento dell'acqua.

A volte è nel greto che l'acqua modella l'immagine evocante dell'uomo come memoria di una presenza ormai lontana (L'abbraccio, Figure del fiume, Verso il fiume, Ossa vive). Altre volte l'acqua arriva a coprire l'uomo e allora, attraverso il gioco mutevole della corrente che ne evidenzia la fluidità in una azione compenetrativa, si delinea modificata la sua forma così come, attraverso i mutevoli imperativi della società nella quale è immerso, l'uomo viene modificato o addirittura deformato (Le immagini sommerse).

A questo punto devo inserire una grande tela dedicata al terremoto di Agadir avvenuto nel 1960 in Marocco, in cui si intravvedono immagini schiacciate sotto blocchi di pietra e questo, in un certo senso, preannuncia la tematica conseguente a quella della modificazione dell'immagine umana, qui ancora una volta manipolata dagli accadimenti. Questo tema è presentato in una cartella d'arte del 1964, con dieci acqueforti e due litografie, intitolata La giornata provvisoria, nella quale ancora una volta si tratta dell'immagine umana che nella sua avventura quotidiana può spesso essere soccombente e non ne resta che un'immagine appiattita in uno spazio che, attraverso i segni che lo invadono, vibra ancora dell'azione che vi si è svolta.

Dopo questa cartella, nelle opere eseguite nel 1963 - 1964 dedicate alle Immagini entrano, le forme, abbandonato l'elemento liquido, vengono situate in uno spazio aereo e considero la compenetrazione del pieno col vuoto per mezzo di immagini poste come tracce in movimento nello spazio, preludendo ad un concetto nuovo di percezione dell'immagine.

Gianni Brusamolino

Milano, luglio 1992