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Ai piedi di Andrèia
Franco Manzoni

 

 

Il tema: l'inesprimibile tutto. Il senso dell'esistere in una contemporaneità, cosciente di sé, e che fa del passato l'oggi bruciante. Coatti, gli esseri umani, imprigionati nella “colonna” del destino.

 

Una sofferenza a quattro facce. La tragedia dello schiacciamento verso il basso, intenzionalmente ideato col movimento anatomicamente inverso del bacino rispetto al braccio e alla spalla. Una compressione che porta con sé l'idea del vincolo, l'impossibilità di uscire da questa situazione e di spiccare il volo. Contemporaneamente, in attrito, la volontà emozionale e necessaria di tendersi verso l'alto, di coordinarsi psicologicamente come per compiere il grande salto verso la libertà, verso l'annullamento della propria essenza, verso il divino. Attimi di eternità in una presenza temporale costantemente flagellata. Sul costato le ferite non riescono a suturarsi, il silenzio indica che ci si trova ai limiti di un baratro irripetibile. Mai nessun gemito fuoriesce dalla bocca socchiusa. Fori di proiettile sulla roccia-prigione che ingabbia. include in sé l'elemento umano. Prometeo. Incatenato. Senza un grido. Sottomesso dalla cintola in giù, immobile, solido.

 

In contrasto con una parte superiore che, anche se non apertamente recalcitrante, ostile e in rivolta, doverosamente è votata in direzione di un vuoto che può sorreggere e, infine, sospendere la pena. L'uomo non rinuncia così alla propria forza, pur se effimera, e all'integrità del suo io. Metamorfosi mitica. L'uomo-colonna. Il centro, l'ombelico del nostro universo.

 

L'idea del contrasto torna nel volto, modernamente ed arcaicamente bellissimo: la dolcezza del labbro bambino, la curva del mento si scontrano con l'asprezza di un naso virile e con le cavità senza immagine degli occhi. In atto vi è la sofferenza di una trasformazione che, comunque, si compie. Un processo che non si può evitare. E la via di fuga, rappresentata da questo slancio interiore, potrebbe significare la promessa di una rinascita, dopo il grande dolore che preme sull'essere flagellato. Vi sono forze sotterranee che pulsano unite, primordiali.

 

Il corpo-roccia-specchio di morte sembra accettare il proprio situarsi Lo stesso corpo, senza troppe speranze, in questo suo stoicismo “quasi in ribellione” rinvia a un qualcosa di superiore, di umanamente eterno, di mitico. Un soffio in movimento, dilatato verso significati molteplici e inafferrabili, un'ansia di sfiorare e di comprendere quello spirito interiore, l'ombra del labirinto, che in ognuno di noi si nasconde.

Franco Manzoni